MATISSE, ARABESQUE A ROMA

Ritratto di Yvonne Landsberg (1941)

L’arte moderna è d’invenzione; parte come slancio del cuore. Per la sua stessa essenza, dunque, è vicina alle arti arcaiche e primitive che all’arte del Rinascimento”.
Henri Matisse, da una conversazione con André Léjard, 1952

Da questa citazione si può intuire l’arte e la forma mentis di Henri Matisse (1869-1954). Dal 5 marzo saranno esposte novanta opere tra dipinti, disegni, costumi teatrali e tessuti dell’artista francese presso le Scuderie del Quirinale a Roma.

La mostra racconta della fascinazione dell’Oriente negli occhi occidentali di Matisse, pittore rivoluzionario nella storia del Novecento. Artista autonomo e distinto rispetto alle principali avanguardie storiche, sempre alla ricerca della sua dimensione e della sua unicità artistica: “Devo creare un oggetto che rassomigli all’albero. E non il segno dell’albero così com’è esistito in altri artisti… Quelli non sono che gli scarti dell’espressione altrui. Gli altri hanno inventato il loro segno. […] L’importanza di un artista si misura con la qualità di nuovi segni da lui introdotti nel linguaggio plastico”, da Pensieri sul disegno dell’albero riferiti a Luois Aragon, 1942.

Matisse si “meraviglia come un bambino” davanti alla bellezza del colore. Si accorge che il colore può non solo avere un potere descrittivo ma anche essere un mezzo capace di attivare un colloquio con la sfera emotiva. “ Il colore esiste in se stesso, possiede una sua speciale bellezza. Sono i crespi giapponesi che compravamo per pochi soldi in rue de Seine ad avercelo rivelato. Ho capito allora che si poteva lavorare con colori espressivi che non sono obbligatoriamente descrittivi. […] Ero pronto a ricevere davvero i colori in ragione del loro potere emotivo”.

I tratti di Henri Matisse sono semplici e naïf . “Quanto lavoro per raggiungere la semplicità”, così soleva dire a chi voleva sapere del suo processo creativo e di come aveva intuito la sua dimensione artistica.

Capolavori assoluti come Ritratto di Yvonne Landsberg (1941), Il paravento moresco (1921), Edera in fiore (1941), Nudo in poltrona, pianta verde (1937) e i costumi del balletto Le chant du rossignol messo in scena nel 1920, sono presenti nella mostra Matisse Arabesque, fino al 21 giugno 2015.

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